La sagrestia di San Lorenzo (1419-1420)

Questa è la pianta della chiesa di San Lorenzo come oggi si presenta, le cose che ci interesseranno di questa chiesa sono: l'edificio, progettato da Brunelleschi, la sagrestia vecchia, progettata anch'essa da Brunelleschi poi studieremo la sagrestia nuova della biblioteca laurenziane, progettata entrambe da Michelangelo.
La sagrestia vecchia (chiamata così dopo che Michelangelo costruì una nuova sagrestia simmetrica rispetto quella costruita da Brunelleschi) ha delle vicende particolari. La costruzione di questa sagrestia è da inserire nell’ampliamento dell’antica chiesa paleocristiana di San Lorenzo; nei primi anni del quattrocento la chiesa di San Lorenzo fu oggetto di interventi per volontà soprattutto di Giovanni di Averardo de Medici (altrimenti chiamato Giovanni di Bicci), capostipite della famiglia Medici. Si decise di intervenire su questa chiesa paleocristiana fondata nel 316 d.C. da Sant’Ambrogio (nell’area del Gonfalone del leone d’oro); nella prospettiva di un ampliamento di questo edificio i Medici decisero di fare di questa chiesa la loro chiesa gentilizia, dove conservare le reliquie dei santi (portate dai Medici in Terra Santa) e le loro sepolture.
 Giovanni di Averardo de Medici commissiona a Brunelleschi la costruzione di una cappella dedicata ai santi Cosima e Damiano (che diventerà l’abside della nuova chiesa) e di realizzare nel contempo una sagrestia per la futura chiesa, infatti per effettuare l’ampliamento della chiesa si decise di partire a costruire dall’abside, per far continuare le funzioni nella vecchia chiesa (quindi nel cantiere generale della chiesa le prime costruzioni sono proprio quelle della sagrestia vecchia e della cappella dei santi Cosima e Damiano).
L’interno della sagrestia è molto semplice (anche se le sua architettura influenzerà sia il 400 che il 500, per il suo spazio puro e il suo ricollegamento con la tradizione dell’architettura tardo-antica), si tratta di una pianta rettangolare, in cui sono distinte una zona quadrata coperta da una cupola a creste e vele (anche definita volta ad ombrello), che poggia su pennacchi sferici (quelli che si trovano agli angoli) e sul cervello dell’arco; questo nel progetto originario, di fatto poi in realtà la cupola poggia su un tamburo con delle piccole aperture circolari.
A questo vano quadrato si affiancano tre ambienti, quello centrale, chiamato scarsella (una piccolissima cappella nella quale è presente l’altare), è aperto sull’ambiente principale ed ha anch’esso una pianta quadrata. Accanto a tale ambiente troviamo due piccole stanze di servizio, una è un vano scala che permette di salire ai piani superiori, l'altra è una stanza in cui vengono depositati i paramenti sacri. Studi recentissimi hanno portato a pensare che la sagrestia vecchia prevedesse anche una cripta, dove doveva essere collocato il mausoleo di Giovanni di Bicci de Medici, addirittura si pensa che al centro della cripta dovesse essere collocato un grande pilastro che doveva servire come ipotetico punto d'appoggio di una copertura. La cripta non venne realizzata ma al centro della sagrestia fu collocato il tumulo di Averardo del Medici su cui poi fu allestito un tavolo.
 Nei pennacchi sferici furono inserite delle terrecotte di Donatello, il quale si occupo anche della realizzazione dei portali di accesso ai due ambenti laterali, con le rispettive terrecotte dei santi (Stefano e Lorenzo da una parte e Cosima e Damiano dall’altra) nelle rispettive lunette sopra i portali e di tutte le altre terrecotte. La realizzazione dei portali, inseriti tra due colonne che sorreggevano una trabeazione ed un timpano, secondo Brunelleschi era troppo evidente per uno spazio che doveva essere più asciutto (inoltre la presenta di un altro ordine oltre a quello principale va a snaturare quello che era l’unico ordine che doveva esistere all’interno della cappella). Donatello fu accusato da Brunelleschi di aver male interpretato quella che era la spazialità architettonica che lui voleva dare alla sua sagrestia e questo determino la separazione fra i due.
Come sempre accade nelle architetture brunelleschiane lo scheletro architettonico è denunciato nella differenziazione dei materiali, inoltre per rafforzale l’angolo tra lo spazio quadrato e la scarsella e per evidenziare una diversità di spazio tra il grande spazio della sagrestia vera e propria e il piccolo spazio della scarsella, la lesena fascia completamente l’angolo; inoltre proprio perché si è sempre denunciata la struttura architettonica notiamo come nei punti dove non c'è dal punto di vista delle proporzioni canoniche lo spazio necessario per poterla realizzare addirittura
Brunelleschi arriva ad individuare delle lesene che sono filiformi (o ridotte alla dimensione naturale come accade negli altri angoli), ma che visivamente ci danno comunque l'idea di uno scheletro strutturale preciso. Inoltre tipico del linguaggio di Brunelleschi è la presenza sui lati lunghi di alcune piccole mensole che visivamente contrastano l’effetto ottico di flessione dell’ordine verso il basso.

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