Capitolo dei Pazzi (cappella) (1425)

 Alcuni considerano la cappella dei Pazzi non come un’opera di Brunelleschi ma di Michelozzo di Bartolomeo, un architetto fiorentino che dopo Brunelleschi lavorò per la famiglia Medici, è anche colui che ha realizzato palazzo Medici (ed alcune ville nel contado fiorentino) e fu uno dei pochi che almeno tentò di realizzare delle architetture che potessero fare riferimento all’opera di Brunelleschi. Comunque continuiamo a considerarla opera di Filippo, come anche è i dubbio la realizzazione del porticato antistante, nel senso che recenti studi hanno evidenziato come ci sono delle incongruenze tra la muratura del portico e la muratura che appartiene al capitolo (addirittura è presente un oculo tamponato); addirittura si dice che il portico sia stato realizzato dalla scuola di Bernardo Rossellino (architetto toscano, che collaborò con Leon Battista Alberti, dal quale trasse ispirazione per la realizzazione del centro toscano di Pienza).
 Il capitolo dei pazzo si trova a Firenze all’interno di uno dei chiostri del complesso di Santa Croce (una zona antimedicea per eccellenza) e fu commissionata da Andrea de Pazzi (al momento alleato dei Medici); la realizzazione del capitolo fu voluta anche come segno da parte di un esponente della corrente filo-medicea all’interno di un edificio religioso in una zona anti-medicea. Si chiama capitolo perché doveva essere la sede in cui si riuniva il capitolo (ovvero l’insieme di monaci che reggeva l’intero convento), quindi all'interno di questa stanza doveva riunirsi questo organo direttivo ogni volta che si doveva decidere in merito qualcosa all'interno del convento. All’interno di questa stanza Andrea de Pazzi voleva che fossero seppellite le spoglie sue e degli esponenti della famiglia.
Dal punto di vista architettonico il capitolo dei Pazzi si trova tra uno dei cortili del complesso di Santa Croce e la cappella Barroncelli affrescata da Giotto; come possiamo notare la pianta richiama molto l’idea di spazialità della Sagrestia vecchia di San Lorenzo. Infatti nonostante la planimetria sia un rettangolo, costruttivamente questo grande rettangolo è diviso in una zona centrale quadrata (coperta da una volta a creste e vele su pennacchi sferici, come nella sagrestia), affiancata da due spazzi rettangolari, coperti da piccole volte a botte (che selezionano lo spazio con una cassettonatura a rosette, che richiama direttamente l’architettura della Roma tardo antica, e che non presenta le lesene angolari). Analogamente alla sagrestia vecchia vediamo come a fianco di questo grande corpo principale esiste il corpo della scarsella (sopraelevato di tre gradini rispetto al vano principale con le reliquie dei Pazzi) e accanto un vano di deposito. Brunelleschi qui utilizza un unico ordine architettonico che fa partire ad un piano di quota più alto rispetto alla linea di terra, una quota che corrisponde esattamente ai tre scalini della scarsella, infatti nel punto di partenza dell’ordine Brunelleschi ricava un grande sedile su cui si sarebbero seduti i monaci durante le riunioni.
 Anche qui gli elementi architettonici vengono denunciati, infatti la parte che costituisce lo scheletro architettonico è costruito in pietra serena, mentre la parte di riempimento in muratura bianca; in questo caso gli intarsi di terracotta (sia nella trabeazione sia nei grandi cerchi che vanno a definire la cupola sono di Luca della Robbia, autore dei putti nella facciata dell’ospedale degli innocenti) . 

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